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L’attualità di Peter Kropotkin

Consiglio vivamente la lettura di Kropotkin, che rivela attenzione su temi di grande attualità, dalla crisi della forma Stato alla divisione del lavoro manuale ed intellettuale, ai brevetti e la proprietà intellettuale (scriveva a fine ’800!), partendo da un tentativo di fondazione scientifica dell’anarchismo (con importanti note anche sulla sociologia, che condivido da sempre, senza saperlo).

I temi e la particolare posizione di Kropotkin sembrano riecheggiare alcune analisi di Toni Negri, solo che Kropotkin era anarchico! L’attenzione all’esperienza dei Comuni (e DELLE Comuni) riesamina l’esperienza medioevale portanto allo scoperto le caratteristiche di autonomia e autogoverno, molto simili ad alcuni tratti del concetto di “comune” caro a Negri, ma in un’ottica consapevole della necessaria fondazione “autogestita” e non separata dell’autogoverno (quindi un “federalismo” su piani completamente diversi da quello leghista, fatto di “protezionismo culturale” e libero mercato).

Secondo me è attualissima la proposta della doppia integrazione di Kropotkin: integrazione di città e campagna, e di agricoltura e industria, per rompere il totalitarismo cittadino e la colonizzazione sempre più massicia delle campagne (nonché utile per risolvere l’annosa questione delle periferie urbane che finalmente acquisterebbero una loro autonomia anche funzionale e non subordinata ai centri cittadini).

Ed integrazione tra lavoro manuale ed intellettuale, che da un punto di vista individuale porterebbe alla completa soddisfazione personale e dal punto di vista sociale creerebbe un mondo di produttori formalmente uguali (si può riassumere ciò nella formula “liberi ed uguali”).

Allegato al numero 349 di “A rivista anarchica” del dicembre 2009 – gennaio 2010 c’è una lettura di Kropotkin, in cui sono riportati degli estratti su questi temi da diversi suoi libri scritti tra il 1885 e il 1912.

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Proposta per un Kaos organizzato (2003)

NOTA: Questa idea fu partorita dal medesimo ormai 7 anni fa, intorno al 2003. Un periodo storico segnato dalla sconfitta epocale del movimento di Genova 2001 e che, con il riflusso, vide grandi difficoltà per i collettivi di base di attuare qualsiasi cosa che non fosse un volantino o uno scritto. Questa idea è quindi figlia di quel tempo, e di quella esigenza. Altre esigenze, come la pratica libertaria nell’organizzazione, sono maturate in seguito e, visto che ci stavano, le ho aggiunte.

Anni addietro, quando ero un po’ più situazionista e di belle speranze, scrissi di getto sul taQQuino questa idea, mentre studiavo IL noiosissimo Diritto Pubblico che c’hanno tutt* in piano di studi da Astronomia a Scienze della Moda.

Il Principio di Minoranza (minority power) Continued…

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Brochure – Squatting 2011: guida all’occupazione ad uso delle nuove generazioni

Dopo un po’ di tempo ho deciso di condividere anche questa “Guida”.

Si tratta della traduzione e adattamento al contesto italiano di una guida omonima scritta in Francia.

L’ha tradotta e curata un mio amico.

Io l’ho impaginata, come al solito in formato libretto (resa A5).

brochure – squatting – A5 Fronte Retro BiancoNero

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La Rivolta di Londra: commento a caldo

“Non reclamano nulla”. “E’ la rivolta dei disperati”. “Rivolta morale”.

I commenti sui media mainstream sugli avvenimenti che stanno sconvolgendo l’Inghilterra in queste notti sono un immenso déjà vu.

 

“Rivolta di emarginati”. “Jacquerie”. “Impolitica o prepolitica”.

Già si tenta di tracciare profili, dare spiegazioni, assumere a paradigma, sulla scorta delle esperienze passate, prima di tutte la Rivolta delle Periferie francesi del 2005.

Ed indubbiamente i primi significati che ci arrivano dall’isola di Churchil ricordano da vicino la dinamica dei fuochi che sconvolsero la Francia sei anni fa.

Un ragazzo morto a seguito dell’intervento della Polizia. Una gestione farraginosa delle informazioni da parte delle forze dell’ordine e delle istituzioni. La rabbia di familiari, parenti, amici, “fratelli” di quartiere.I primi riots, nella notta di Tottenham, quasi esclusivamente contro la Polizia. Si fa giorno e le immagini rimbalzano sui telegiornali nazionali, ma soprattutto sui media globali della Rete. Cala la sera, è di nuovo fuoco e stavolta saccheggi.

La terza notte (esattamente come in Francia nel 2005) i riots di espandono: Bristol, Londra, e ancora Birmingham, Leeds, Manchester, Liverpool.

Sono pietre, fuochi e vetrine devastate, supermercati e negozi di beni di consumo (telefonini, vestiario, tecnologici) saccheggiati.

E qui sta, a chi ha memoria, la prima differenza con la Francia del 2005.

Nelle banlieues francesi si attaccavano scuole, biblioteche, sedi di municipi e, in grandissima quantità, auto, date alle fiamme a centinaia, a migliaia.

Ad un primo sguardo, sicuramente distante e per forza di cose filtrato dai media a cui abbiamo accesso, la rivolta di Londra assume immediatamente un carattere economico, materiale, laddove quelle francesi sembravano invece “morali” o anti-istituzionali.

Ciò non ha niente di sconvolgente: in periodo di crisi economica, di fronte a politiche annunciate di austerità e sacrifici, la merce è oggi il simbolo del conflitto sociale che accomuna Paesi ieri inavvicinabili, come la Tunisia e l’Egitto con gli Stati europei più “avanzati”.

Nel 2005, in piena crociata anti-immigrazione e dentro le politiche di discriminazione, la rivolta si è scagliata contro i simboli di quel potere che emarginava, controllava, reprimeva.

Oggi, assume un carattere più materiale, ma soltanto perché è diventata materiale la Crisi sulla pelle dei poveri.

In ogni caso, la matrice “politica” è palese. “politica”, con la p minuscola, perché se il quadro d’insieme parla di una crisi economica di scala mondiale alla quale si tenta di rispondere un po’ ovunque con politiche nazionali e regionali di ristrettezza, di tagli e “lacrime e sangue”, è la vita della gente, ormai, la linea del fronte sulla quale impattano le conseguenze di questi eventi globali.

 

Secondo. Chi sono i rivoltosi?

Ho letto a destra e a manca definizioni, supposizioni, letture ideologiche e anche un po’ preconcette. Che siano poveri è pacifico. Che la maggior parte di quelli che hanno praticato materialmente i riots siano giovani è facilmente intuibile, se non quasi scontato, se non altro per ragioni fisiche. Ma alcune categorie ormai abusate dopo le rivolte francesi non mi convincono.

“Emarginati”. “Delinquenti”.

In un’intervista pubblicata su Il Fatto Quotidiano lo storico John Foot sembra voler scacciare questa etichetta. “Qui (in Inghilterra) non ci sono le banlieues. Poveri e ricchi vivono negli stessi quartieri. E qualche volta questi mondi inconciliabili entrano in conflitto”.

Questo spiegherebbe anche i saccheggi, rivalsa “di classe” proprio contro quei “ricchi-modello irrangiungibili” e nello stesso tempo rispedirebbe al mittente l’accusa di chi, generalizzando i pochi fotogrammi mandati sulle Tv nazionali, parla di “delinquenti, gangs, giovani sbandati, criminali”.

Altri testimoni oculari “esteri” raccontano di aver visto intere famiglie scendere in piazza e incitare i giovani alla rivolta, al saccheggio.

Fonti “diaboliche” (perché perseverano nella loro ricerca di complotti, capi espiatori, terroristi e “capi” – Il Giornale, ndr) parlano con clamore della presenza di anarchici e della partecipazione anche degli studenti che avevano invaso le strade questa primavera nelle dure manifestazioni contro i tagli. Se questo fatto venisse confermato, qui avremmo un’altra sostanziale differenza con le banlieues francesi: la generalizzazione, anche verso aree manifestatamente politiche, dei moti. In Francia aveva quasi stupito l’assenza della sinistra, anche extra-parlamentare dagli scontri di strada (anche se poi molti singoli militanti hanno raccontato di esserci stati, o di essersi sentiti comunque vicini ed orgogliosi di quanto i loro coetanei stavano facendo).

 

Ne sentiremo ancora, e delle belle, credo, ma se questi primi elementi venissero anche solo in parte confermati, avremmo per una volta un quadro realistico: se sono “poveri in rivolta”, non ha senso stare a guardare il dato anagrafico, generazionale o professionale. Le rivolte sono eventi “speciali” proprio perché bruciano i confini, ivi compresi quelli stabiliti da esperti e commentatori, tra le persone. Detto ciò, la congiuntura economica, le lotte contro le politiche di “lacrime e sangue”, la violenza mortale di chi deve, per funzione, “controllare i poveri”, rappresentano evidentemente fattori non emendabili del quadro d’insieme nel quale questi eventi si svolgono.

Molto probabilmente questa rivolta durerà ancora per qualche settimana, ma difficilmente raggiungerà l’intensita e la coscienza delle rivoluzioni arabe. Ciò nonostante mette davanti agli occhi di tutti una questione lampante: continuare ad aumentare la povertà con misure di austerity che colpiscono le classi più basse porterà a sempre nuove sollevazioni e sempre più intensa rabbia covata nei sobborghi delle metropoli europee.

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Ruba Bandiera No Tav

In progress…

Secondo me non si riesce a cogliere l’enorme vittoria ottenuta oggi dal popolo No Tav se si rimane dentro una logica di bruta forza di occupazione: forza che ha permesso alle forze di polizia di prendersi militarmente il cantiere qualche giorno fa e che è stata inutile oggi di fronte al cambiamento di strategia imposto dai No Tav.

I No Tav, oggi, hanno giocato un altro gioco, sono riusciti ad imporre altre regole (e già questa è una grandissima vittoria). Era infatti impensabile per chiunque non tanto riuscire a “riconquistare” tutta l’area del cantiere (oggi è stato quasi fatto) ma soprattutto a tenerla. I mezzi, le forze fresche, i blocchi stradali, in una parola il potere che la controparte ha in mano è troppo grande, ancora, per lasciarsi scappare l’occupazione di un terreno per più di qualche, o anche molte, ore. E’ la logica militare: sbarco, bombardo, picchetto, militarizzo, attacco e contrattacco sempre con il massimo della potenza di fuoco disponibile. E’ vero, non possono certo mantenere migliaia di poliziotti in Valle per tutta la durata dei lavori prevista (20 anni!). Ma possono di certo “occuparla” militarmente tutte le volte che vogliono.

La strategia usata dai No Tav oggi, dicevo, mi sembra di un’altra pasta, più “giocosa”, pur nel drammatico, a volte, mettere in gioco i propri corpi e le proprie vite.

Mi piace pensarla come un enorme Ruba Bandiera: l’obiettivo non era ri-occupare militarmente il terreno (con quali “armi”? con quali mezzi per difenderlo? e poi perché gli abitanti avrebbero dovuto occupare militarmente il loro territorio, è già loro!). L’obiettivo era dimostrare di essere capaci di superare le recinzioni, di resistere ai contrattacchi lacrimogeni, tenere in scacco per un’intera giornata le forze del denaro e poi rifluire, riportando la bandiera sana e salva a casa.

Come a Ruba Bandiera, è stata l’invulnerabilità del fronte di occupazione la posta in gioco, ed ha perso malamente.

Si sono aperti varchi, si sono sventolate le bandiere No Tav, si è resistito e soprattutto si è tornati (quasi) tutti a casa, sani magari non proprio, ma salvi e vincitori. E, diciamolo, sia gli arresti che le manovre poliziesche hanno fallitto, ottenendo solo dei risultati minimi e miseri.

Ora per i (per fortuna pochi) compagni/e arrestati non resta che riuscire ad imporre l’ultima regola del Ruba Bandiera: Conquista Bandiera Libera Tutti/e!

 

Oggi Polizia, Politica e Organi d’Informazione ufficiali si sono sperticati nel tentare di raccontare una realta da Afghanistan talebano: infiltrati, terroristi, Black Block, poliziotti feriti, etc etc. Ed è stato esaltante per chi come ha seguito tutta la giornata su internet vedere come la disinformazione si è mangiata la coda, contraddicendosi senza sosta per tutta la giornata. La pagina della diretta di Repubblica in questo senso è l’emblema della falsità del mainstream che non riesce neanche più a mascherarsi.

Tra le più infami, l’accusa della Questura ai manifestanti di aver provocato incendi. Ma non tiravano sassi?E voi non tiravate lacrimogeni?Allora chiediamo al bambino di 4 anni: che cosa brucia, un sasso o un lacrimogeno?

E poi, volendo approfondire, i manifestanti stavano nei boschi, i poliziotti sopra i ponti e dentro il cantiere. Chi dei due mirava a zone con alberi?

E meno male che siete “preparati militarmente”…

Hanno detto che erano pochi (7 000 secondo la Questura). Qualche ora dopo in migliaia assaltavano le recinzioni (da un rapido conto secondo Repubblica sono stati 2-3000 almeno). Ma erano pochi “facinorosi, professionisti europei della violenza”. Ma a Chiomonte altri (i “buoni”?) allestivano il pronto soccorso per i compagni feriti (i “cattivi”?). In queste tre frasi ci sono almeno 3 corto-circuiti: erano pochi (non vero); i pochi erano violenti (ma non erano pochi neanche questi), separati dai “buoni” (ma i “buoni” li curavano e aiutavano). E tutti (politici)a dissociarsi, a condannare e condannarsi all ‘ennesima figura di merda. Rileggetela quella pagina. Si legge chiaramente l’impostazione di una linea mainstream di legalità e blocco di potere (il solito dividi et impera tra “violenti” e “non-violenti”, il gioco di legittimazione dei “buoni” e delegittimazione dei “facinorosi”), che viene erosa ed infine completamente dilacerata dalla realtà che è filtrata stavolta attraverso i siti del movimento.

Si perché la grande novità sta nel fatto che stavolta l’informazione alternativa ha “bucato” il mainstream, costringendolo a parlare con le nostre parole, a contraddirsi nelle note redazionali, ad esporsi come scribacchino rinchiuso nelle stanze della servitù del potere (dichiarazioni di politici, amministratori, poliziotti e questurini e neanche un inviato in loco!).

Questo risultato, questo ulteriore “sfondamento” del mainstream fa il paio con la grandissima capacità di attivazione e mobilitazione che i siti di movimento hanno saputo innescare e sono riusciti a sopportare (dal punto di vista dei mezzi e macchinari per streaming, siti, video, foto, etc etc). La Rete stavolta ha innondato tutto.

Finisco. So che dovrei lasciarli perdere nella loro infamia, ma non ci riesco: un questurino si è permesso di definire “vigliacchi” i manifestanti perché (cito a memoria) “attuando una tattica di guarriglia, tirano i sassi e poi scappano”.  Avevo già scritto sulla “vigliaccheria”. E una roba che mi fa particolarmente incazzare. Perché va bene che cerchi di dividere, di creare i “mostri”, di legittimare la repressione presente e futura, ma mettendola sul piano etico sti signori se lo meritano tutto uno “schiaffo” dialettico.

E’ ovvio, quello che rispondo/rispondiamo: chi è il “vigliacco”, colui che senza mezzi mette a rischio la sua incolumità per raggiungere un obiettivo tanto ipotetico quanto simbolico, oppure è “vigliacco” chi con un enormità di mezzi a sua disposizione schiaccia con la forza i deboli che si ribellano?

Il “vigliacco” è il potente, tutte le volte che basa la “vittoria” sulla logica della (propria) forza.

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3 Luglio: NoTav Valsusa – Repubblicando a Bandiera

17:35 Questura: “Il movimento No Tav non ha niente a che vedere con gli scontri”. Era un raduno di Hells Angels.

17:13 51 feriti tra le forze dell’ordine – 17:26 76 feriti tra le forze dell’ordine – 18:00 100 feriti tra le forze dell’ordine – 19:30 Tg1: “150 feriti tra le forze dell’ordine”. La media è di 50 all’ora, superato il limite per le strade extra-urbane.

Ruba Bandiera NoTav: i manifestanti circondano il cantiere, difeso dall’interno dalle forze dell’ordine. Aprono varchi, sventolano le bandiere No Tav. D’improvviso, cariche e rastrellamenti in tutta la valle. Secono le regole di “Ruba Bandiera”, questa deve tornare al campo base per dichiarare la vittoria.

“Durante gli scontri appiccati due incendi”, annuncia il capitano Nerone.

“Nessun proiettile di gomma”, sostiene la Polizia. “Le prove balistiche hanno dimostrato che non rimbalzano”.

Numeri: 7000 secondo la Questura, la Politica e l’Informazione. Repubblica: in 6000 si sganciano e assaltano i cantieri. Gli altri erano in pausa-cesso.

Casini: “Poliziotti eroi”. Una bandiera sulla bara non si nega a nessuno.

Solo 15 i feriti nei boschi tra i manifestanti, secondo fonti ufficiali. Ma almeno 7 di loro erano speci protette.

Lanciati migliaia di lacrimogeni. Responsabile sicurezza PD: “Prendere distanze da protesta violenta”. I sindacati di Polizia: “Nostre richieste legittime: vogliamo un aumento”.

Responsabile sicurezza PD: “Prendere distanze da protesta violenta”. Infatti sta a Roma.

“Stanno dando sfogo alla più inaudita violenza ormai focalizzata solo contro le Forze di Polizia”. Serve una manovra di alleggerimento. Intervenga la Politica. O almeno i politici.

“Stanno dando sfogo alla più inaudita violenza utilizzando il peggior armamentario disponibile”. La crisi colpisce ovunque.

“Stanno dando sfogo alla più inaudita violenza ormai focalizzata solo contro le Forze di Polizia utilizzando il peggior armamentario disponibile”. “Stiamo dando sfogo alla più inaudita legalità ormai focalizzata solo contro i cittadini che dissentono utilizzando il nostro armamentario migliore”.

Lacrimogeni ad altezza uomo. “Manifestanti vigliacchi”. Non is lasciano gasare.

Manifestanti: “Giornata storica, siamo gas(s)ati”

Grillo: “A rischio la democrazia”. Fassino: “Ma anche i conti in banca”.

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Autonomia Francese anni 70: Tesi e Interviste (1 e 2)

E’ completa.

La tesi di Sebastien Schiffres [2004] sull’Autonomia Francese dal 1976 al 1984, completa dei 2 libretti di interviste è finalmente tradotta e impaginata (dal vostro fido Redcat :P ).

La rendo disponibile in formato “Brochure (resa) A5 Fronte Retro” (dovete solo stamparla, facendo attenzione ad impostare il Fronte Retro!).

A Colori e Qualità Alta:

Autonomia Francese – Brochure form A5 F-R – COLORI

Autonomia Francese – Interviste 1 – form A5 Brochure F-R – COLORI

Autonomia francese – Interviste 2 – form A5 Brochure F-R – COLORI

In Bianco e Nero in Bassa Qualità:

Autonomia Francese – Brochure from A5 F-R – B-N

Autonomia Francese – Interviste 1 – form A5 Brochure F-R – B-N

Autonomia francese – Interviste 2 – form A5 Brochure F-R – B-N

Tutti gli Infoshop sono pregati di scaricarseli alla qualità che più li aggrada e stamparseli!

Gli amici, pure :p

Cmq qualche copia la distribuirò anch’io personalmente.

(di seguito l’indice dei contenuti dei singoli libretti) Continued…

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L’Autonomia francese tra il 1976 e il 1984

Dopo quasi un anno di lavoro (per la maggior parte notturno) ho finito la traduzione della tesi di Sébastien Schiffres sull’Autonomia francese degli anni ’70.

È con profonda soddisfazione e grandioso orgoglio che posso rilasciare i PDF frutto del mio lavoro di traduzione, apprendimento di Scribus e impaginazione.

Continued…

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Ancora del rap francese

MC: Calavera
Album: Co-Incidence vol. 1

MC: Calavera&Trauma
Album: Co-Incidence vol. 2
Anno: 2010

MC: Collectif Mary Read
Album: Co-Incidence
Anno: 2010

Testo:
Faudra bien un jour qu’on venge la Rote Armée Fraktion
Faudra bien un jour qu’on se range derrière la réelle Direct Aktion
Sinon quoi ? Continuer à flipper car les keufs nous impressionnent
Quand ils auront tout fliqué, on pourra se finir dans l’alcool
Je crois pas que la révolution soit dans les drapeaux des partis ni dans les défilés des dimanches et des mardis
Ni dans l’imagerie de la Résistance ou de la commune de Paris
Non, on ira pisser sur vos tombes,
Celle de Besse et celle de Schleyer
On ira même poser des bombes sur le reichstag et tous les monuments où se décide votre terreur et vos tortures
Isolement, privation sensorielle,
Et d’Ormesson prônait même de buter Baader et les autres pour sauver un nazi
Et ce type encore aujourd’hui sur tous nos écrans officie
Faudra bien qu’un jour ca change
Que la peur change de camp, grâce a leurs armées, la violence est dans l’air du temps

http://collectifmaryread.free.fr/

Je parle pas de révolte
Je parle pas d’un feu de paille
Je parle pas de reforme
Pas changer quelques détails
Attaquer le système à sa source
Des mégapoles jusqu’à la brousse
En lutte perpétuelle contre l’empire
Les petites ondes font les fortes secousses

Faudra bien un jour qu’on la joue moins perso
Se soutenir un peu quand l’alerte sonne
Museler les traitres au chatterton
Faudra bien un jour qu’on reprenne ce qui est à personne,
De l espace public a la nature pour peut être qu’a tous, on en prenne soin
Faudra bien un jour qu’ils s’aperçoivent
Aussi nombreux qu’ils sont, que si on prend l’autre versant ce n’est pas sans se poser des questions
Quand tous s’auto persuadent, se contentent seulement de leur version autant y croire
On fait ce qu’il faut et pas sans péter des caissons
Élevé les pieds dans les tessons,
Chaque chemin en est pavé
On a retenu la leçon
De la vengeance, on a le son,
Aussi sur que chaud en a le sang,
Et si dans la verve on a le sens,
Faudra bien peut être bien qu’un jour, dans le vrai on ait l’essence
Esprit de révolte, renaissance
Que les femmes se sentent libres
Faudra bien un jour que les puissants se sentent seuls,
Faudra bien un jour que les démunis se sentent fort ensemble,
Faudra bien un jour la paix, faudra bien un jour…

//refrain

- Mais toutes ces manifs me paraissent tellement inutiles
- Ouais la révolte est devenue plus difficile. Avant il suffisait de fumer des joints et d avoir les cheveux long. Et la bonne société était vouée aux enfers. Et tout ce qui était subversif tu l’achètes aujourd’hui en magasin. Che Guevara en tee shirt ou bien les pin’s anarchiste
- Oui exact, et chez les jeunes y a plus de mouvement contestataire parce que nous avons le sentiment que tout ca a été fait avant. Avant nous d autre ont essayer et ca n’a pas fonctionner alors pourquoi brusquement avec nous ca marcherait.
- Ouais si on regarde toute les révolutions qu’ont eu lieu dans le monde chacune en particulier n a pas toujours fonctionné mais … L important c est e qui reste en toi et va survivre et c est pareil pour les révoltes personnelles : ca te rend plus fort.

Alors quand on sait que le Hamas a été équipé par le Mossad
Faut pas s étonner que les temps de guerre aujourd’hui ne soient pas maussades,
Faudra bien un jour qu’ils payent, tous, pour les litres de sang versés
Faudra bien un jour qu’ils payent pour avoir détruit l’OLP,
CIA, al quaida, au final tous du même camp, celui de la croisade et
De la guerre qui saignent l’orient et l’occident
Faudra bien un jour qu’ils payent pour les morts de leurs dieux inexistants
Faudra bien que les coupables prennent plutôt que sans cesse les innocents

Faudra, faudra bien
Faudra, faudra bien qu’on regarde en face ce qu’on génère
Que les murs des prisons craquent!
Faudra, faudra bien, que les medias cessent de bercer notre confort en nous assenant des visions crades
Faudra, faudra bien que tu comprennes que c est normal qu’avec ces textes nés de temps de crise
On te braque
Faudra, faudra bien que tu flippes que cette pensée s’attise et que c’est dans ce but que tout ton bizz, on le brade.

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Skalpel bonus track

VI faccio gustare un pezzo del mio “amico” Skalpel de La K-Bine, diventato ufficialmente il mio “inno”.

Communiste et libertaire, c’est comme ça faire!

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